IL RICCO TRENTINO TAGLIA I POSTI PER I RIFUGIATI

Premesso che:

il D.L. 4 ottobre 2018, n. 113, convertito in Legge 1 dicembre 2018, n. 132, rinomina il Sistema di protezione per richiedenti asilo, rifugiati e minori stranieri non accompagnati – SPRAR in SIPROIMI –Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per i minori stranieri non accompagnati. L’accesso al Sistema oggi è riservato ai titolari di protezione internazionale e a tutti i minori stranieri non accompagnati. Inoltre, la nuova disposizione normativa prevede che possano accedere ai servizi di accoglienza integrata del SIPROIMI anche i titolari di permesso di soggiorno per: vittime di violenza o tratta, vittime di violenza domestica, motivi di salute, vittime di sfruttamento lavorativo, calamità, atti di particolare valore civile.

La Giunta provinciale di Trento nel marzo del 2014 prendeva atto della nota del Ministero dell’Interno di approvazione del finanziamento dello Stato per il triennio 2014-2016, poi prorogato fino al 31 dicembre 2019, dei progetti SPRAR ora SIPROIMI presentati dalla Provincia relativi all’accoglienza di massimo 149 persone (132 posti ordinari, 17 minori e stranieri non accompagnati). Il DM 18 novembre 2019 prevede la possibilità di prosecuzione fino al 31 dicembre 2022 dei progetti in scadenza al 31 dicembre 2019. La Provincia è autorizzata alla prosecuzione all’accoglienza degli aventi titolo, per un periodo di 6 mesi a decorrere dal primo gennaio 2020. Dal primo luglio 2020 al 31 dicembre 2022 i posti che la Giunta provinciale intende mettere a gara saranno massimo 83.

Stiamo parlando di quelle persone che il governo fugattista ha sempre dichiarato di voler aiutare. Si tratta infatti di veri e propri profughi già titolari di asilo, famiglie con percorsi di inserimento già avviati e minori già frequentanti le nostre scuole. Secondo i dati riportati dalle associazioni Atas e Centro Astalli, calcolando un riscontro positivo del 20 per cento alle istanze di asilo sui circa 900 richiedenti ad oggi in Trentino, già 132 posti risultano essere insufficienti. Una scelta che peserà anche a livello economico in quanto si rinuncia a un sistema di finanziamento garantito dallo Stato.

si interroga pertanto il presidente della Provincia di Trento per sapere:

  1. qual è la motivazione che induce la Giunta a rinunciare ai finanziamenti statali per poi sostenere dei costi propri per garantire i servizi minimi a quei rifugiati che con ogni probabilità, visto il loro attuale inserimento sul nostro territorio, decideranno di rimanere in Trentino anche al di fuori del progetto SIPROIMI;
  2. come la Provincia intende garantire un dignitoso e proficuo inserimento nel nostro territorio ai rifugiati che non rientreranno, dopo il primo luglio 2020, nel progetto SIPROIMI;
  3. quali sono le motivazioni e gli obiettivi politici che portano a indire una gara che prevede la riduzione dei posti a disposizione dei rifugiati, a fronte di uno scenario internazionale sempre più drammaticamente contrassegnato da guerre, violenze, ingiustizie e povertà.

Paolo Ghezzi

Lucia Coppola

consiglieri provinciali FUTURA