ANFFAS COSTRETTA A RIDURRE GLI STIPENDI A OLTRE 600 LAVORATORI

Cosa intende fare la Provincia?

Premesso che:

sono tempi bui per coloro che operano nel settore sociale della cura alla persona, che assistono impotenti ad una progressiva svalutazione del proprio lavoro all’interno di una società che subordina i bisogni sociali alla mera compatibilità economica con bilanci sempre più avari.

L’Anffas nazionale ha annunciato la disdetta del contratto collettivo nazionale e la diretta conseguenza sarà la revoca del contratto integrativo provinciale trentino.

Circa 500 lavoratrici e lavoratori Anffas già nel 2012 avevano subìto un ribasso degli stipendi del 7% per i già dipendenti e una riduzione ancor maggiore per i nuovi assunti, a fronte di una carenza di risorse in bilancio di quasi un milione di euro, dovuta a minori trasferimenti da parte della Provincia.

Ora le lavoratrici e i lavoratori di Anffas, oltre 600, si trovano per la seconda volta in pochi anni di fronte alla prospettiva di rinunciare ad una parte del proprio stipendio o nella migliore delle ipotesi a non vedersi garantito un aumento retributivo, per far fronte ad un incremento dei costi dei servizi che non trovano copertura.

Si sta dimenticando purtroppo la centralità delle politiche sociali, in un contesto sempre più accentuato di disagio ed “impoverimento” in cui vengono progressivamente a trovarsi sempre più numerose famiglie, in particolare quelle al cui interno vivono persone con disabilità.

A fronte delle difficoltà finanziarie, l’alternativa che consente la Provincia sembra essere solo il taglio degli stipendi ai lavoratori, che con la loro importante opera rendono possibile una rete di aiuto e solidarietà irrinunciabile. Se si pensa che un operatore socio sanitario Anffas percepisce sui mille euro al mese per 38 ore settimanali, si comprende che non ci possono essere margini per ulteriori tagli, anche per salvaguardare la dignità dei lavoratori che già percepiscono un salario non proporzionato al costo della vita e all’importanza del lavoro svolto.

Anffas in questi anni ha ovviato alle difficoltà finanziarie con un contenimento dei costi, tagliando le consulenze, comunque sempre utili, e soprattutto i costi legati agli affitti dei locali.

Anffas dipende dalle rette dell’Ente pubblico e dal 2010 queste rette sono rimaste invariate. Ma il costo dei servizi non rimane costante, cresce nel tempo come crescono i bisogni delle famiglie in difficoltà.

L’articolo 21 del D.Lgs. 460/97 c. 1, come chiarito nella circolare n.168/E del 26 giugno 1998, attribuisce “alle Province, ai Comuni, alle Regioni il potere di deliberare in favore delle onlus riduzioni o esenzioni dal pagamento dei tributi di pertinenza degli enti stessi e dei connessi adempimenti”. In virtù di tale disposizione, molte regioni hanno previsto nei loro regolamenti esenzioni e riduzioni a favore delle onlus.

La Provincia di Trento non ha accolto tale possibilità e questo ha causato un grave danno economico per le onlus. Si pensi che Anffas ha pagato nel 2019 circa 600 mila euro di Irap, risorse che potevano essere destinate ai servizi di supporto e a sostenere le retribuzioni degli operatori.

Si ritiene quindi necessario che la Provincia chiarisca il supporto finanziario che intende dare a tutto il comparto sociale e in questo caso ad Anffas.

si interrogano il presidente della Provincia

e l’assessora competente per sapere:

se intenda adeguare le rette ad Anffas, il cui importo è fermo al 2010, di fronte alle aumentate necessità di questo comparto che abbisogna di risorse per continuare a supportare le persone e le famiglie in difficoltà, evitando di far pagare anche ai lavoratori lo scotto della mancanza di fondi;

se sia intenzione della Provincia farsi parte attiva nella trattativa sul contratto di lavoro di un comparto fondamentale per la società trentina, al fine di evitare che i lavoratori Anffas siano chiamati a dover sopportare ulteriori peggioramenti della loro retribuzione e qualità della vita;

se la giunta provinciale intenda avviare una riprogrammazione delle risorse economiche della Provincia, prevedendo un maggiore supporto a tutto il comparto sociale e di conseguenza a coloro che si fanno carico quotidianamente di rispondere ai bisogni delle persone disabili e delle loro famiglie in maniera articolata e complessiva, nel rispetto della dignità di tutti;

se intenda prevedere l’esenzione o in alternativa la consistente riduzione dell’Irap a carico delle Onlus, contribuendo così a dare un po’ di ossigeno finanziario nelle difficoltà di bilancio in cui versano.

PAOLO GHEZZI

LUCIA COPPOLA

consiglieri provinciali FUTURA 2018