NUOVO SOVRINTENDENTE E ESAMI DI RIPARAZIONE

Servono davvero alla scuola trentina?

L’argomento “scuola” è delicato e sensibile e va trattato con estrema attenzione e rispetto. Non ama il decisionismo ma un sano spirito riformista che pur adeguandosi ai tempi e ai cambiamenti consenta di arrivare a larghe condivisioni. In realtà, quella avviata dalla Giunta in questi primi mesi di legislatura, è una vera e propria riforma scolastica di cui forse non si sentiva tutto questo bisogno e che certamente avrebbe richiesto un lungo periodo di ascolto e concertazione, non solo con i sindacati ma anche e soprattutto con le parti che compongono la scuola nel suo insieme: insegnanti, dirigenti, studenti, genitori, collaboratori, operatori.

La nuova legge di assestamento ha reintrodotto la figura del Sovrintendente scolastico provinciale e proprio in data odierna è stata nominata in questo ruolo la dott.ssa Viviana Sbardella. Rivolgo alla Sovrintendente i miei auguri di buon lavoro. Temo però che nelle intenzioni della Giunta e dell’assessore Bisesti non sarà la figura di garanzia che molti di noi hanno conosciuto in passato, personalmente da insegnante ma soprattutto interagendo fattivamente nei 14 anni in cui ho presieduto il Consiglio Scolastico Provinciale, detto anche il Parlamentino della scuola trentina, oggi svuotato di funzioni dopo infinite trasformazioni. Il venir meno negli scorsi anni di questa importante figura di raccordo, il Sovrintendente, referente delle istituzioni scolastiche e garante dell’autonomia, ha causato a mio avviso disfunzionalità e mancanza di un dialogo vero tra la scuola, l’assessorato competente e il governo provinciale. Una presenza terza, dunque, che però non mi pare rivestirà a pieno questo ruolo per come è stata ripensata e reintrodotta. Chi ha la responsabilità di questo assessorato, così importante, dovrebbe fare uno sforzo di ricostruzione storica per comprendere la peculiarità di questo ruolo e la sua libertà e autonomia dal potere politico. Solo così il Sovrintendente diventerà un vero riferimento per le e gli insegnanti, per i dirigenti e per tutti coloro che a vario titolo compongono il variegato mondo scolastico che in questo momento, e pure negli anni scorsi per la verità, con grande fatica si confronta e dialoga con chi governa.

Si aggiunge ora il dibattito sugli esami di riparazione, che l’assessore Bisesti vorrebbe reintrodurre perché ritiene che l’attuale sistema dei debiti e del relativo recupero in corso d’anno non funzioni e non sia più all’altezza della necessità di formare studenti preparati ad affrontare la classe successiva. Mi chiedo perché non si possa fare uno sforzo, sospendendo momentaneamente il giudizio, per trovare strade nuove piuttosto che tornare indietro ai vecchi esami di riparazione. Si potrebbe utilizzare questo anno scolastico per lavorare insieme, professori, Iprase, Sovrintendenza scolastica, Consiglio del sistema educativo provinciale, dirigenti e assessorato, con l’intento di verificare le criticità e i punti di forza dell’attuale sistema, che si basa su una sorta di atto fiduciario nei confronti degli studenti, sulla considerazione delle difficoltà per alcuni di loro ad orientarsi in un determinato percorso di studi, sul ruolo prevalente della scuola nel correre ai ripari sostenendo le attività di recupero. Si potrebbe altresì provare a ricomprendere le ragioni, certo ancora valide, che avevano stabilito che rimandare a settembre con gli esami di riparazione, non fosse poi una garanzia assoluta né dell’effettivo miglioramento nelle discipline né del ricreare motivazione e impegno. Ho ricordi, ancora ben presenti, di ragazzi bocciati per una sola materia, del carico di spese affrontate dalle famiglie, della ricerca dell’insegnante “giusto” che colmasse le lacune, peraltro non sempre attribuibili a demeriti degli studenti. Lo spauracchio delle estati in castigo e dell’ esame a settembre erano per studenti e famiglie motivo di grande preoccupazione. 300 firme a favore degli esami di riparazione sono tante, probabilmente ce ne sarebbero altrettante a favore del sistema attuale, ma non credo che il punto sia questo. Solo un ascolto attento delle parti in causa, il monitoraggio dell’esperienza sin qui fatta, la ricerca di soluzioni concertate, i dovuti approfondimenti cognitivi, didattici ed educativi, possono portare a decisioni che non siano calate dall’alto dall’assessore di turno. Che tra il resto, a parte essere stato uno studente, non mi pare vanti nel suo curriculum particolari competenze ed esperienze in ambito scolastico. Credo perciò che si debba rifuggire da decisioni affrettate. Un anno di lavoro può essere un buon tempo per non scontentare nessuno e cercare strade nuove senza ritornare al passato.