UN GOVERNO CONTRO L’AMBIENTE

La Giunta provinciale a gamba tesa sulle questioni ecologico-ambientali

Intervento di Lucia Coppola

In molti, anche coloro che non hanno particolare sensibilità ambientale, si stanno accorgendo che ogni giorno la Giunta provinciale, presieduta dal presidente Fugatti, interviene a gamba tesa su molte questioni che riguardano l’ ambito ecologico-ambientale. Un tema di particolare attualità, in epoca di cambiamenti climatici ormai conclamati, che vedeva il Trentino esempio virtuoso di attenzione al territorio e luogo di sperimentazione di buone pratiche, pur con alcune criticità migliorabili e un’interlocuzione dialettica, aperta, a tratti aspra, con la società civile, con le associazioni e i partiti ambientalisti. Come si conviene in democrazia. Ora invece le decisioni vengono assunte dall’alto, con atteggiamenti per lo più impositivi e scarsa o nulla capacità, o meglio volontà, di ascolto.

A cominciare dall’annosa vicenda della Valdastico, l’autostrada più inutile e controversa, foriera, se davvero si dovesse fare, di un attacco sconsiderato, arrogante e violento al paesaggio e al territorio trentino, in spregio della sua conformazione geologica, della qualità della vita per i cittadini dei paesi che ne verrebbero toccati, dei rischi per le sorgenti che potrebbero venire intaccate, del potenziamento di una mobilità ancora una volta su gomma, di sperpero immane di denaro pubblico che potrebbe essere investito nel trasporto su rotaia, ripristinando le vecchie linee ferroviarie. Ma, soprattutto, senza minimamente tenere conto del volere di gran parte della popolazione trentina che ormai da cinquant’anni dice un “no” convinto a questa soluzione fuori dal tempo e dalla storia. E’ di questi giorni la consegna di 3000 firme, raccolte a tamburo battente da cittadini e cittadine che non necessariamente appartengono a partiti di opposizione. Recentemente abbiamo poi appreso con sconcerto la notizia che riaprirà pure la discarica di Sardagna, dopo il sequestro nel 2009 a seguito del conferimento di materiale altamente inquinante, Parliamo di un luogo che richiederebbero ben altre modalità di recupero. Prezioso per coloro che abitano nel sobborgo collinare ma anche per il territorio a valle, ulteriormente deturpato e svilito. Lì si pensa infatti di conferire 1,2 milioni di metri cubi di materiale inerte, ricavato da demolizioni edilizie. I cittadini di Sardagna sono comprensibilmente in agitazione e hanno prodotto una petizione che porta la firma di quasi tutti loro. Ricordo un incontro di qualche anno fa avvenuto tra la commissione urbanistica del Comune di Trento e i responsabili provinciali che non avevano rilevato pericolosità relativamente alla frana, ritenendo risibile il rischio, perciò questa decisione provinciale si spiega solo come un regalo a Sativa, ennesimo e immeritato, che comprometterà una situazione già pesante. Da quando in qua con una discarica si sanano movimenti franosi? Tanto più che è stato detto a chiare lettere che tutto questo materiale non si sa neppure dove andare a pescarlo. E che le garanzia circa la sua “inerzia” e l’assenza di pericolosità sono molto vaghe. Ma l’unica cosa che si doveva fare, e cioè la bonifica, resta ancora lettera morta. Parliamo di presenza di cromo, piombo e fluoruri in quantità significative. Anche in questo caso i cittadini non sono interlocutori interessanti per la Giunta provinciale.

E arriviamo alla “legge Gilmozzi”, quella che, finalmente, non faceva gli interesse delle lobby dei costruttori ma dell’ambiente montano, prezioso e da salvaguardare, della difesa del suolo che come l’aria, l’acqua, l’energia non è inesauribile. La tristezza di centinaia di case, costruite senza conoscere la destinazione, senza far proprio il genius loci di un luogo, aveva trovato un argine, fissato parametri, sancito il fatto che i servizi ai cittadini devono accompagnare la residenzialità.

Sono occhi spenti quelle finestre chiuse, che dovrebbero far riflettere sulla cecità del nostro modo di usare il territorio, di consumarlo in fretta, soprattutto quello prezioso delle montagne e dei borghi che, dalla notte dei tempi, le impreziosiscono. L’urbanistica è argomento delicato, da utilizzare con attenzione e lungimiranza, senza cadere nel tranello di chi fa la voce grossa, di chi ha più potere contrattuale ed economico e pensa al proprio tornaconto con una visione limitata al “qui e ora”, che non tutela il patrimonio naturalistico, di storia e cultura che dobbiamo lasciare ai nostri figli e nipoti. E se il tema è quello dell’occupazione in edilizia perché non si pensa alla riqualificazione dei tanti edifici pubblici sfitti e abbandonati, agli incentivi in tema di energie alternativa ed edilizia sostenibile per i privati? E poi, certamente, alla messa in sicurezza di un territorio fragile e unico per bellezza e varietà paesaggistica. E vogliamo parlare della soppressione del Comitato faunistico? Dell’assunzione in carico alla Giunta e agli assessori di tutta la partita, senza considerare le riserve sul tema della caccia presenti in larghissima parte della società trentina e non solo degli ambientalisti. Questo governo invece di far avvicinare i contendenti e favorire il dialogo elimina ogni occasione di scambio. E per fortuna che in campagna elettorale parlavano di discontinuità con il governo precedente che non sapeva ascoltare! Non abbiamo mai avuto una direzione politica così poco democratico, così tanto dirigista e decisionista. Sono stati sei mesi di lucida, chirurgica e precisa distruzione di tutto quanto ci caratterizzava come provincia avanzata e innovativa. E non solo sui temi ambientali, ahinoi.